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Ciclismo

Il proprietario della Israel-Premier Tech smentisce con forza le voci di un cambio nome: le sue parole

Sylvan Adams, presente a La Vuelta a Espana, interviene per smentire la notizia circolata stamattina

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La notizia di una possibile rimozione del nome Israel dal nome della squadra Israel-Premier Tech, circolata ieri dopo il pezzo di Le Soir, è stata oggi smentita da Sylvan Adamas, proprietario della squadra. Il miliardario israelo-canadese, presente alla Vuelta a Espana per stare vicino ai corridori ed allo staff, ha negato categoricamente la notizia.

Anche Daniel Benson, noto insider nel mondo del ciclismo, aveva messo in dubbio la notizia stamattina scrivendo sul suo profilo X: “Alcune voci sostengono che l’IPT eliminerà Israele dalla maglia per il prossimo anno. La squadra mi ha informato che non è vero”.

Qui sotto le parole del proprietario della squadra Sylvan Adams ai microfoni di Sport 5:

“Fake news. Non correremo mai senza il nome Israel. Abbiamo trascorso due giorni estremamente difficili nei Paesi Baschi. La regione è nota per essere una roccaforte di attivisti di estrema sinistra e separatisti che amano protestare. Non sono certo nostri amici. Vi ricordo che negli anni ’60 e ’70 l’organizzazione clandestina basca ETA era attiva e aveva stretto un’alleanza con l’OLP. Non siamo rimasti sorpresi da questa accoglienza ostile, eppure non ho mai visto nulla di simile in una gara ciclistica.

Un numero enorme e sproporzionato di bandiere e cartelli a favore della Palestina e contro lo Stato di Israele e un’enorme quantità di odio. Anche l’amministratore delegato di ASO, Jan Le Monner, ha chiesto di ritirare la squadra dalla gara, ma io ho risposto che non lo avrei fatto. Se ci arrendiamo, non sarà solo la fine della nostra squadra, ma di tutte le altre squadre.

Domani manifesteranno contro la Bahrain, l’UAE e l’Astana. Non c’è fine ai boicottaggi. Ho detto loro che avevano torto e che avevamo il diritto di restare. Ho anche ricevuto un sostegno schiacciante dal presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, David Lappartient.”

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