Ciclismo
Derek Gee si espone: “Mi trovo ad affrontare una richiesta di risarcimento danni che supera i 30 milioni…”
Con un comunicato il canadese ha parlato dell’attuale situazione con la ormai sua ex squadra, la Israel-Premier Tech
Dopo mesi di silenzio Derek Gee si è esposto sulla situazione attuale con la Israel-Premier Tech, squadra da cui il canadese vorrebbe rescindere il suo contratto. Il team si era già esposto a riguardo ed adesso lo ha fatto anche lo stesso ciclista in prima persona con un comunicato pubblicato sui suoi profili social.
Tanti i temi toccati, sia le motivazioni che lo hanno portato a chiedere di essere liberato dal contratto, anche “personali”, che l’attuale richiesta danni della squadra israeliana nei suoi confronti, di oltre 30 milioni di euro. Attualmente il caso è nelle mani del tribunale arbitrale dell’UCI, questo il comunicato di Derek Gee:
“Vorrei affrontare e chiarire alcune speculazioni riguardo alla mia situazione attuale, a seguito delle recenti dichiarazioni pubbliche rilasciate dal mio ex team, secondo cui il mio caso è attualmente presso il tribunale arbitrale dell’UCI.
So che molte persone si aspettavano un aggiornamento e, anche se non posso commentare procedimenti in corso, ritengo sia molto importante condividere la mia versione dei fatti.
Ho rescisso il mio contratto per giusta causa, poiché è un diritto di ogni persona farlo quando non è più in grado di svolgere il proprio lavoro nelle circostanze esistenti.
Questa decisione non è stata presa alla leggera: è seguita a un rapporto ormai irrimediabilmente compromesso con il principale del team, oltre a serie preoccupazioni legate al correre per la squadra, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello delle convinzioni personali, che pesavano molto sulla mia coscienza.
Ma ciò che mi colpisce di più è come, quando entrano in gioco questioni umane, il denaro diventi il titolo principale; il denaro non è stato il motivo che ha portato alla mia risoluzione contrattuale. Andarmene ha significato affrontare il rischio di non avere una squadra o una protezione in caso di infortunio senza contratto. È un rischio che ho accettato – e che accetto tuttora – poiché semplicemente non ero più in grado di continuare a correre per la squadra.
Capisco che la squadra la veda diversamente e che spetterà alle autorità competenti decidere; tuttavia, ora mi trovo ad affrontare quella che ritengo essere una richiesta di risarcimento danni che supera i 30 milioni di euro – per non aver fatto altro che esercitare i miei diritti fondamentali come professionista e come persona.
Non sono queste le cifre, né la situazione, che un atleta si aspetta quando sogna di diventare un ciclista professionista, e credo che tutto ciò vada contro i valori stessi che lo sport cerca di difendere. Queste azioni riflettono anche le stesse problematiche che hanno portato alla rottura del rapporto fin dall’inizio.
Tutto questo rafforza la mia convinzione che lasciare la squadra sia stata la decisione giusta, indipendentemente dai recenti annunci di cambiamenti di brand e di ristrutturazioni solo cosmetiche”.
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