Ciclismo
Paret-Peintre polemico con le moto al Romandia: “Se l’organizzazione vuole far vincere Pogacar, è una loro…”
La fuga va, il gruppo rientra: qualcosa non torna
Nella 4ª tappa del Giro di Romandia 2026 — da Broc a Charmey, 149,6 km con il Jaunpass come teatro del verdetto — la Soudal Quick-Step aveva costruito una fuga ambiziosa con Valentin Paret-Peintre. La mossa sembrava quella giusta: margine sufficiente, collaborazione funzionante, salita finale da gestire. Eppure il gruppo non si è mai staccato davvero, recuperando terreno con una costanza difficile da spiegare solo con il lavoro della UAE Team Emirates-XRG, secondo il francese. “Non siamo mai riusciti ad accumulare grande vantaggio, nonostante andassimo davvero forte — ha raccontato Paret-Peintre — Abbiamo collaborato bene e abbiamo fatto del nostro meglio. Ma il vantaggio non si è mai ampliato. È davvero una situazione frustrante.”
L’accusa esplicita: “Se vogliono far vincere Pogacar, è una loro scelta”
La frustrazione di Paret-Peintre si è trasformata in una critica diretta e senza giri di parole ai microfoni di Eurosport. Il francese ha puntato il dito contro le motociclette dell’organizzazione, ritenendole troppo ravvicinate al gruppo e quindi responsabili di avergli fornito una scia involontaria che ne ha accelerato l’inseguimento: “Dovrei rivedere le immagini della tappa, ma spero solo che le motociclette non fossero troppo vicine alla testa del gruppo, dato che è una cosa già successa nei giorni scorsi. Se gli organizzatori vogliono che vinca Pogacar, è una loro scelta. L’hanno anche detto più volte. Ma così è la vita.” Dall’organizzazione del Tour de Romandie non è arrivata alcuna risposta pubblica alle accuse, come riportato da CyclingNews.
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Vervaeke: “Abbiamo perso 50 secondi in 5 km — è come barare”
A fare eco al compagno è arrivato Louis Vervaeke, che a DirectVelo ha fornito numeri concreti a sostegno della tesi: “Abbiamo perso 50 secondi in 5 chilometri, immagino sia stato quando è iniziata la trasmissione televisiva. È come al solito: non appena c’è la diretta, le moto sono lì e per me a volte questo cambia la gara. È un peccato. Quando sei in fuga, una moto ti segue mentre l’altra precede il gruppo. Quando hai il vento contrario, la differenza è enorme.” Il belga ha poi alzato il tono con un’affermazione netta: “Si effettuano controlli antidoping per individuare i furbetti, ma approfittare dell’aiuto delle moto è un po’ come barare.”
Un problema strutturale del ciclismo moderno
La polemica del Romandia non è isolata: quella delle motociclette troppo vicine al gruppo è una questione ricorrente nel ciclismo professionistico, già emersa in più occasioni nelle ultime stagioni. Il tema è duplice: da un lato le moto possono offrire scia ai fuggitivi o al gruppo in modo imprevedibile, alterando di fatto i distacchi; dall’altro rappresentano a volte un rischio fisico per i corridori, come già evidenziato in passato da diversi atleti dopo contatti ravvicinati in corsa. Che Pogacar avrebbe vinto comunque il Romandia è fuori discussione — quattro tappe su cinque e 42” su Lipowitz ne sono la prova — ma la questione aperta rimane: nel ciclismo di oggi, dove i margini tra i corridori sono ridottissimi, la posizione delle moto può davvero cambiare l’esito di una fuga.
FAQ
Perché Paret-Peintre ha polemizzato al Giro di Romandia 2026?
Il francese della Soudal Quick-Step ha accusato le moto dell’organizzazione di essere state troppo vicine alla testa del gruppo durante la 4ª tappa, favorendo involontariamente l’inseguimento dei fuggitivi con la loro scia.
Cosa ha detto esattamente Paret-Peintre sulle moto al Romandia?
Ai microfoni di Eurosport ha dichiarato: “Spero solo che le motociclette non fossero troppo vicine alla testa del gruppo, dato che è una cosa già successa nei giorni scorsi. Se gli organizzatori vogliono che vinca Pogacar, è una loro scelta. L’hanno anche detto più volte.”
Chi ha sostenuto la polemica di Paret-Peintre?
Il compagno di squadra Louis Vervaeke, che a DirectVelo ha aggiunto: “Abbiamo perso 50 secondi in 5 chilometri. Approfittare dell’aiuto delle moto è un po’ come barare.”
L’organizzazione del Romandia ha risposto alle accuse?
No. Come riportato da CyclingNews, dall’organizzazione del Tour de Romandie non è arrivata alcuna risposta pubblica alle dichiarazioni di Paret-Peintre e Vervaeke.
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