Ciclismo
Talenti in rampa di lancio: il Giro Next Gen 2026
L’edizione 2026 del Giro Next Gen si è chiusa con il trionfo di Lorenzo Finn, la grande speranza del ciclismo azzurro, ma anche con l’emergere di una generazione di talenti che promette di lasciare il segno negli anni a venire. Tra conferme attese e rivelazioni, la corsa rosa Under 23 ha offerto uno spaccato affascinante del futuro del ciclismo.
Lorenzo Mark Finn ha scritto il proprio nome nell’albo d’oro della corsa più prestigiosa del panorama giovanile italiano. A quindici anni dall’ultimo successo azzurro, quello di Mattia Cattaneo nel 2011, un italiano torna a vestire la maglia rosa finale del Giro Next Gen. Lo scalatore della Bora arricchisce così un palmarès Under 23 già scintillante, impreziosito da due titoli mondiali consecutivi.
Presentatosi al via con i favori del pronostico, Finn ha fugato ogni dubbio sulle proprie condizioni dopo la caduta al Tour of the Alps. Il campione del mondo in carica ha gestito la pressione con maturità, aspettando il momento giusto per colpire. Nel tappone di Velletri–Monte Livata ha piazzato l’affondo decisivo: uno scatto secco, irresistibile, che gli ha consentito di fare immediatamente il vuoto, conquistando tappa e maglia. Il giorno seguente ha controllato con autorevolezza gli attacchi degli avversari, prima di chiudere la settimana nel migliore dei modi con la vittoria nella cronometro conclusiva.
Un Giro dominato con l’aplomb del campione. Un successo tutt’altro che scontato, anche considerando che Finn è risultato ancora il secondo più giovane della Top 10 finale, preceduto soltanto dalla maglia bianca Javier Cubillas, classe 2007 della Movistar.
Tra i portacolori azzurri è arrivata anche la conferma di Davide Donati, vincitore della classifica a punti. Il velocista della Bora, che in carriera vanta già tre successi tra i professionisti in gare di livello Pro come il Giro di Sardegna e l’Ethias-Tour de Wallonie, ha conquistato la volata di Crotone e raccolto altri due piazzamenti sul podio. Risultati che gli hanno permesso di indossare la maglia rossa di miglior sprinter della corsa. Il bresciano classe 2005 appare pronto al definitivo salto di qualità, non soltanto nelle volate: resta infatti il campione in carica della Paris-Roubaix Espoirs, la versione Under 23 della Regina delle Classiche.
Se Finn e Donati erano tra i protagonisti più attesi della vigilia, altri giovani corridori hanno attirato l’attenzione grazie a prestazioni di assoluto spessore. Ecco i cinque nomi che più di tutti hanno illuminato questo Giro Next Gen.
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Aubin Sparfel
Aubin Sparfel è stato uno dei protagonisti indiscussi della corsa. Il talento francese della Decathlon, classe 2006, rappresenta alla perfezione la nuova generazione: eclettico, esplosivo, veloce, capace di essere competitivo praticamente in ogni contesto.
Nel corso del Giro ha collezionato sei piazzamenti in Top 10, con il terzo posto nella volata di Crotone, il quarto nella cronometro finale e il settimo nella tappa regina del Monte Livata. Il suo capolavoro è però arrivato a Piana delle Mele, nell’ultimo arrivo in salita. Deluso dal settimo posto del giorno precedente, Sparfel ha acceso la corsa su un terreno che, almeno sulla carta, non sembrava ideale per le sue caratteristiche. Ha anticipato tutti, resistito al ritorno prepotente di Finn e regolato in volata il compagno di fuga Rowe.
Una prestazione che ha messo in mostra non soltanto forza e lucidità tattica, ma anche una naturale inclinazione all’iniziativa e alla mossa estrosa. Il successo inseguito per due anni consecutivi ha rappresentato la ciliegina sulla torta di un Giro chiuso al quarto posto della generale e al secondo della classifica a punti.
I progressi in salita sono evidenti e proiettano una luce ancora più interessante su un corridore già osservato speciale. Del resto, nel 2025, a soli 19 anni, aveva conquistato il Tour du Finistère battendo allo sprint corridori affermati come Tronchon, Jeannière, Lewis, Aranburu e Fred Wright. In casa Decathlon si coccolano un altro gioiello in rampa di lancio: dopo gli exploit di Léo Bisiaux e soprattutto Paul Seixas, i francesi sembrano aver trovato un nuovo diamante.
Mateo Ramírez Torres
Alle spalle di Finn, il miglior uomo di classifica è stato l’ecuadoriano Mateo Ramírez Torres, secondo a 2’10” dal corridore della Bora.
Anche lui classe 2006, Ramírez non è mai riuscito a mettere realmente in discussione il primato dell’italiano, ma ha confermato il livello che gli osservatori si aspettavano. Ha provato a scuotere la corsa sulle rampe del Monte Livata, trovando però un Finn semplicemente superiore. Da quel momento si è accontentato di gestire il margine sugli avversari diretti, blindando il podio.
Già protagonista nel 2025 al Giro della Valle d’Aosta e al Tour de l’Avenir, il giovane talento della UAE continua a mostrare le caratteristiche del corridore da classifica generale: scalatore naturale, dotato di una buona esplosività e di qualità più che interessanti contro il tempo. Il professionismo lo attende già dalla prossima stagione, accompagnato da sirene di mercato sempre più insistenti.
Henrique Ribeiro Ravo
Dal Sudamerica arriva anche una delle storie più interessanti di questa edizione. Henrique Ribeiro Ravo ha chiuso il Giro Next Gen al terzo posto, diventando il primo corridore brasiliano della storia a salire sul podio della corsa.
Il portacolori della Soudal Quick-Step Development presenta un profilo più tradizionale rispetto ai nuovi interpreti del ciclismo moderno. Scalatore puro, fisico leggerissimo — 1,72 metri per 51 chilogrammi — ha dimostrato di saper imporre un ritmo eccellente sulle salite più impegnative, pagando invece qualcosa sui cambi di ritmo più violenti dei corridori dotati di maggiore potenza.
Anche la cronometro, conclusa al sedicesimo posto, riflette le caratteristiche di uno scalatore “classico”. Aspetti che non ridimensionano gli enormi progressi mostrati nel corso del 2026. Prima del Giro, infatti, il brasiliano aveva già conquistato il Tour of Antalya e l’Oberösterreich Rundfahrt, oltre a centrare la prima vittoria da professionista nella settima tappa del Tour du Rwanda, con arrivo sul celebre Mur du Kigali.
Matisse Van Kerckhove
Nato l’11 settembre 2006, Matisse Van Kerckhove si presentava al via del Giro Next Gen forte di una primavera dominata nelle corse a tappe Under 23, con i successi all’Alpes Isère Tour, alla Flèche du Sud e all’Istrian Spring Tour.
Il belga del Team Visma–Lease a Bike Development non possiede certo il fisico del classico scalatore: i suoi 185 centimetri raccontano un corridore differente, particolarmente efficace a cronometro e nei percorsi mossi. È nei tratti vallonati, tra una salita e l’altra, che riesce a fare davvero la differenza.
Al Giro ha conquistato la tappa di Bacoli, caratterizzata dal circuito del Monte di Procida da ripetere otto volte, un tracciato perfetto per le sue qualità e per quelle dei corridori del Nord Europa. Van Kerckhove ha promosso l’azione decisiva e ha poi battuto allo sprint Nicolò Arrighetti. A completare il bilancio, il terzo posto nella cronometro finale, risultato che si aggiunge al secondo posto ottenuto nella Rho-Rho dello scorso anno.
Elliot Rowe
Restando in casa Visma, i “calabroni” hanno messo in vetrina anche Elliot Rowe, britannico della promettente classe 2006, al secondo anno nel team olandese. Anche Rowe incarna un modello di corridore molto apprezzato dalla formazione giallonera. Con i suoi 181 centimetri è uno scalatore atipico, particolarmente efficace sulle salite pedalabili e sugli strappi brevi e intensi.
Nel 2025 aveva già attirato l’attenzione grazie a una vittoria di tappa al Tour de l’Avenir, conquistata dopo 70 chilometri di fuga e una volata ristretta, oltre ai podi ottenuti al Lombardia Under 23 e alla Coppa Città di San Daniele.
Al Giro Next Gen ha cercato più volte di sorprendere gli avversari dalla distanza. Ci ha provato nel tappone di Monte Livata, venendo ripreso ma riuscendo comunque a chiudere nono di giornata. Ha insistito poi nella tappa di Piana delle Mele, lanciandosi all’attacco insieme a Sparfel e sfiorando il successo. Due azioni che hanno confermato un’indole da attaccante autentico, sempre pronto a rischiare qualcosa pur di lasciare il segno.
Tanti volti nuovi, tante aspettative e altrettante incognite. Per tutti loro il percorso verso il grande ciclismo sarà fatto di ostacoli, crescita e conferme da conquistare giorno dopo giorno. Il Giro Next Gen, però, ha già fornito indicazioni preziose: con un po’ di pazienza, molti di questi nomi torneranno presto a incrociarsi sulle strade del Tour de l’Avenir, in programma dal 19 al 27 agosto, prossimo banco di prova per la generazione che sogna di diventare protagonista tra i professionisti.
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