Ciclismo
Tour de France 2026, Dumoulin attacca la scelta tecnica di Vingegaard: «Non mi sembra saggia». La Visma risponde
Vingegaard perde 2’38” al Tourmalet, Dumoulin osserva i dettagli
La sesta tappa del Tour de France 2026 ha consegnato un verdetto pesante: Jonas Vingegaard ha ceduto 2’38” a Tadej Pogačar sull’arrivo di Gavarnie-Gèdre, pur essendo rimasto a soli trenta secondi dalla maglia gialla alla vetta del Col du Tourmalet. Il distacco si è ampliato nella discesa — dove lo stesso danese ha ammesso di non trovarsi a proprio agio — e poi sul lungo finale. «Non ero nemmeno così lontano in cima al Tourmalet, ma in una discesa come quella non sono avvantaggiato», ha detto Vingegaard ai giornalisti, che lo hanno raggiunto subito dopo il traguardo in un momento che Tom Dumoulin ha definito ammirevole per la sua disponibilità.
La scelta tecnica che ha colpito Dumoulin
L’ex vincitore del Giro d’Italia, intervenuto nel programma olandese De Avondetappe, ha però spostato l’attenzione su un aspetto tecnico preciso: il monopiatto con cui Vingegaard ha affrontato il Tourmalet. Una configurazione che elimina il deragliatore anteriore e la seconda corona, lasciando al corridore solo undici o dodici rapporti al pignone posteriore.
«Quello che mi ha colpito di più sul Tourmalet è stata la scelta dell’equipaggiamento — ha detto Dumoulin, parole riportate da Domestique — Stava salendo sulla corona grande. Pensi, sulla corona grande? Ma il punto è che ha una sola corona». Il problema, secondo l’olandese, non è teorico ma pratico: con passi tra i rapporti più ampi, trovare il ritmo giusto su una salita come il Tourmalet diventa complicato. «Se stai salendo a 25 chilometri orari e senti di spingere un rapporto leggermente troppo duro, vuoi poter scalare con precisione. Ma con dodici rapporti in totale i salti sono troppo grandi: o sei troppo leggero o sei troppo pesante».
«40-50 grammi non giustificano i compromessi»
Dumoulin ha poi messo in discussione il vantaggio effettivo di questa configurazione. Il risparmio di peso derivante dall’eliminazione della seconda corona e del deragliatore anteriore si aggirerebbe, a suo avviso, intorno ai 40-50 grammi: «Una quantità irrisoria. Spruzzi una volta in meno dalla borraccia e hai già recuperato quel peso». A questo si aggiunge un possibile costo in termini di efficienza: con un solo piatto anteriore, la catena lavora più spesso in angolazione, generando attrito e dispersione di energia. «Rischi una perdita di potenza pura — ha aggiunto — Non tutta l’energia che metti sui pedali arriva efficacemente alla ruota posteriore». La sintesi di Dumoulin è netta: «Rimane una scelta sorprendente per uno dei migliori corridori al mondo. Gli svantaggi di questo sistema non compensano assolutamente il risparmio minimo di peso».
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Visma difende il monopiatto: «Non ha fatto la differenza»
Il direttore sportivo di Visma Marc Reef ha respinto le critiche dell’olandese con altrettanta chiarezza. «No, usa questa configurazione su diverse salite e in diverse tappe. Non è certo quello che ha fatto la differenza», ha detto Reef, aggiungendo che la scelta non è dettata principalmente dal peso ma dalle preferenze e dall’esperienza del corridore. «Crediamo in questa configurazione. Riguarda soprattutto ciò con cui il corridore si sente a suo agio e la cadenza che preferisce». Reef ha escluso che il numero ridotto di rapporti abbia penalizzato Vingegaard né in salita né in discesa: «Era sicuramente la scelta giusta per questa tappa». Il danese utilizza il monopiatto da anni e la squadra non ha intenzione di modificare la configurazione per le prossime frazioni di montagna.
FAQ
Cos’è il monopiatto e perché Vingegaard lo usa al Tour de France?
Il monopiatto è una configurazione che prevede una sola corona anteriore, eliminando il deragliatore frontale. Visma sostiene che Vingegaard la preferisce per questioni di cadenza e comfort, oltre a un modesto risparmio di peso.
Cosa ha criticato Dumoulin nella scelta tecnica di Vingegaard?
L’ex vincitore del Giro d’Italia ritiene che il monopiatto lasci passi tra i rapporti troppo ampi per gestire al meglio salite come il Tourmalet, con rischi di perdita di ritmo e di efficienza energetica per via dell’angolazione della catena.
Come ha risposto Visma alle critiche di Dumoulin?
Il direttore sportivo Marc Reef ha escluso che l’equipaggiamento abbia influito sul distacco da Pogačar, difendendo la scelta come la più adatta alla tappa e confermando che Vingegaard usa questo setup da anni senza intenzione di cambiarlo.
Quanto ha perso Vingegaard da Pogačar nella sesta tappa del Tour 2026?
Vingegaard ha ceduto 2’38” allo sloveno sull’arrivo di Gavarnie-Gèdre, pur essendo rimasto a soli trenta secondi al vertice del Col du Tourmalet. Il distacco si è ampliato nella discesa e sul finale di salita.
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