Ciclismo
Trentin risponde a Trine Vingegaard: «La camera d’altura non…”
Trine Hansen, moglie di Jonas Vingegaard, aveva lanciato una proposta per ridurre le assenze dei corridori-papà durante i ritiri in altura: impostare una stanza di casa a 3.000 metri di altitudine simulata, così da evitare lunghe separazioni dalla famiglia. L’idea ha fatto discutere. Matteo Trentin, padre di Giovanni e Jacopo e uno dei professionisti più esperti del gruppo, risponde con la concretezza di chi quella soluzione la usa già da anni.
«Io ce l’ho, ma non è la stessa cosa»
«Io ce l’ho. Non una stanza intera, ma una tenda. Chiaramente non è la stessa cosa che andare in altura», esordisce Trentin ai microfoni di BiciSport. Il corridore della Tudor spiega subito la differenza sostanziale rispetto a un ritiro tradizionale: «Quello che cambia è innanzitutto il tempo di esposizione in altura. Quando vai ad esempio a Livigno sei esposto con tutti i vantaggi annessi e connessi per 24 ore al giorno. Se hai una stanza, o una tenda nel mio caso, sei esposto per il tempo che ci passi dentro».
E sulla proposta di Trine Vingegaard è diretto: «Quella di Trine mi sembra una polemica sterile: la camera d’altura ce l’hanno quasi tutti a casa, mi sembra assurdo che Vingegaard non se la possa permettere».
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Come si usa nella pratica
Trentin racconta che gli italiani non potevano usare la tenda ipossica da regolamento fino al 2023. Quando il vincolo è stato rimosso, se l’è comprata. L’ha integrata nella preparazione in modo flessibile, spesso in combinazione con i ritiri tradizionali: «Se la squadra lo accetta, e la Tudor me lo fa fare, puoi usarla per diminuire il tempo che passi in altura. Se prima il ritiro durava tre settimane, ora puoi farne due nella tenda a casa e altre due su con la squadra».
I riferimenti personali che cita sono precisi: tenda prima del Giro d’Italia 2024, prima delle Classiche negli ultimi due anni, due settimane a casa più due sul Teide nel 2025, tre settimane e mezzo direttamente in tenda nel 2026. Prima del Tour de France di quest’anno invece non è salito in altura, anche per via del recupero dall’infortunio alla spalla.
Gli allenamenti vanno adattati
Trentin mette in guardia da una lettura semplicistica: «Prima di dire che tutti lo possono fare e che è un valido sostituto del ritiro con la squadra, bisogna tenere in considerazione che c’è molto lavoro dietro». Il problema principale è il contrasto tra la quota simulata del sonno e il livello del mare dove ci si allena: «Imposto la tenda a 3.000 metri di altitudine, ci sto dentro solo per dormire, e fuori dove mi alleno sono al livello del mare. Dopo si può iniziare a fare gli allenamenti soliti, ricordandosi che recupererai meno durante la fase del sonno». Le prime uscite servono a capire come il corpo reagisce allo shock ipossico, prima di tornare alla routine normale.
FAQ
Cos’è una tenda ipossica usata dai ciclisti?
È uno strumento che simula l’altitudine abbassando la concentrazione di ossigeno nell’aria. I corridori la usano principalmente per dormire, ottenendo stimoli simili a quelli del soggiorno in quota.
Matteo Trentin usa la tenda ipossica?
Sì, da quando nel 2023 è stata consentita ai corridori italiani. La usa regolarmente prima delle grandi corse, spesso in combinazione con i ritiri in altura tradizionali.
La tenda ipossica sostituisce il ritiro in altura?
Secondo Trentin no: il tempo di esposizione è inferiore rispetto a un soggiorno reale in quota e gli allenamenti vanno adattati. Può ridurre la durata dei ritiri, ma non li sostituisce completamente.
Fino a quando gli italiani non potevano usare la tenda ipossica?
Fino al 2023, quando il regolamento è stato modificato consentendo anche ai corridori italiani l’uso di questi strumenti.
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