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Ciclismo

Le parole di Pogacar (“È stata una grande lotta con me stesso”) e di Evenepoel (“Prima del Monte Kigali sono finito in…”)

Lo sloveno ed il belga hanno spiegato le proprie gare dopo l’arrivo

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Pogacar Evenepoel

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Il Mondiale appena conclusosi sarà, senza dubbio, una delle prove iridate che più verranno ricordate nella storia. Non solo si tratta del primo Mondiale africano, ma anche del secondo titolo di Tadej Pogacar conquistato, ancora una volta, con un attacco folle da 104 chilometri al traguardo e con 66 chilometri corsi in solitaria.

Dietro di lui un instancabile Evenepoel che non si è mai arreso, neanche ai mille problemi meccanici che lo hanno condizionato, che alla fine si è dovuto accontentare di un secondo posto che si porta con sé tanti rimorsi. A fargli compagnia sul podio un ottimo Ben Healy che ha battuto Skjelmose nella corsa al podio. Sesto il miglior italiano, ovvero Giulio Ciccone.

Queste le parole dei due campioni dopo il traguardo (riportate da WielerFlits, Evenepoel ha parlato ai microfoni di Sporza):

TADEJ POGACAR – “Penso che questo percorso sia praticamente fatto per questo tipo di assoli. Quello che speravo era che dopo il Monte Kigali si formasse un piccolo gruppo con cui poter andare avanti. Alla fine è successo con Juan e Isaac, ma ci sono stati dei problemi. A un certo punto Juan ha iniziato ad avere difficoltà e Isaac ha avuto problemi di stomaco.

Così mi sono ritrovato a pedalare da solo molto presto… È stata una grande lotta con me stesso, ma ce l’ho fatta. Le salite sono diventate sempre più dure e anche in discesa ho dovuto continuare a spingere, quindi il mio livello di energia è calato parecchio negli ultimi giri. A quel punto inizi a dubitare, ma continuare a spingere è l’unica cosa che puoi fare. Che settimana è stata. L’ho trovata davvero una bellissima esperienza”.

REMCO EVENEPOEL – “Penso che ci sarebbe potuto essere di più, visto tutto quello che mi è capitato. È successo davvero nei momenti peggiori possibili. Prima del Monte Kigali sono finito in una buca. Dopo di che la mia sella si era completamente abbassata. Può sembrare molto strano, ma per via della mia posizione diversa in bici i miei muscoli posteriori della coscia sono andati completamente in crampi. Non riuscivo più a spingere nemmeno 400 watt.

Durante il passaggio successivo in zona rifornimento ho quindi dovuto cambiare bici. Ero già sulla terza bici, ma avevo la sensazione che la sella non fosse regolata allo stesso modo. Normalmente la mia sella pende un po’ verso il basso, ma credo che stavolta fosse semplicemente orizzontale. Ho avuto davvero molti problemi alla parte bassa della schiena. A quel punto ho capito che la sella era troppo alta.

Dovevo quindi assolutamente cambiare bici, ma proprio in quel momento è stata fatta la barrage e così ho dovuto superare di nuovo molti corridori. Dopo mi sono sentito meglio e sono anche riuscito a rientrare in corsa. Ma se si mettono insieme tutti questi momenti, sono davvero troppi. Due inseguimenti sono un po’ troppo. È un peccato, perché sentivo di essere in ottima forma. Ero venuto per fare la doppietta.

Il ritiro di Van Wilder è stata sicuramente una grossa perdita. Con Ilan forse avremmo avuto un corridore in più nel gruppo inseguitore. Avremmo potuto tirare davanti in due, ridurre il distacco a 35 secondi e a quel punto la corsa sarebbe stata completamente diversa.

Abbiamo comunque fatto una buona corsa e sono comunque riuscito a ottenere molto. Stasera cercherò di rilassarmi un po’ con i miei compagni di squadra e con Oumi (sua moglie Oumi Rayane, ndr.), poi la concentrazione andrà sull’Europeo”.

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