Calcio
“Ero già dei Gear7, poi il messaggio di…” Finardi si racconta tra l’esperienza in Kings League e retroscena di mercato
Dalle giovanili dell’Atalanta ai palcoscenici innovativi della Kings League: il viaggio di Sebastiano Finardi con la maglia dei BigBro è la testimonianza di come il calcio stia trovando nuove forme di espressione. In una recente intervista ai microfoni di voce_dicampo il perno difensivo della squadra di Moonryde ha ripercorso la genesi di questa avventura, riflettendo sulle differenze tra il calcio tradizionale e questo nuovo format che sta conquistando il pubblico.
Gli inizi: “Tutto nato da una telefonata”
L’approdo di Finardi nel mondo Kings League non è stato immediato, ma frutto di un legame con il passato: “Tutto è iniziato con una chiamata ricevuta tramite un componente dei BigBro, che mi ha contattato grazie ad un allenatore che avevo avuto nelle giovanili dell’Atalanta”.
Nonostante la disponibilità a scendere in campo, i primi passi sono stati segnati da un pizzico di mistero: “Inizialmente regnava l’incertezza: non sapevamo nulla, nemmeno chi fosse il Presidente. Al primo allenamento eravamo solo quattro amici che si conoscevano per la prima volta. Lo staff era stato colto un po’ alla sprovvista e non aveva ancora avuto il tempo di organizzare tutto al meglio”.
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Il “miracolo” della Cup e l’integrazione dei professionisti
Guardando indietro, Finardi definisce il percorso della squadra come qualcosa di straordinario. La capacità di mettere in piedi una realtà competitiva in tempi record ha sorpreso lo stesso calciatore: “A posteriori, credo che la Cup sia stata un vero miracolo: hanno svolto un lavoro incredibile, riuscendo a selezionare tutti i giocatori in sole tre settimane”.
Il livello tecnico, d’altronde, è garantito anche dall’innesto di figure che hanno vissuto il calcio professionistico. “Chi ha calcato palcoscenici importanti possiede doti tecniche superiori alle nostre, e infatti sono stati capaci di adattarsi e imporsi subito bene in questo contesto”.
Il mancato trasferimento ai Gear 7
“Il mio trasferimento ai Gear7 era già stato formalizzato poiché Manuxo aveva pagato la clausola rescissoria; ero, a tutti gli effetti, un loro giocatore. La mattina seguente, però, al mio risveglio ho trovato un messaggio di Moon: mi comunicava di aver pareggiato l’offerta della clausola. La notizia mi ha riempito di gioia. Nonostante fossi pronto a dare il massimo anche in una nuova sfida con i Gear7, il mio cuore batte solo per i BigBro.”
Calcio a 11 vs Kings League: due mondi diversi
Una delle riflessioni più interessanti di Finardi riguarda il paragone, spesso forzato, tra il calcio classico e il format creato da Piqué:
“Inizialmente ero un po’ critico: guardandola da fuori, non apprezzavo il paragone costante con il calcio tradizionale. Oggi so che non possono essere messi sullo stesso piano: uno è uno sport puro, l’altro è puro intrattenimento.”
Nonostante l’esperienza, Finardi ammette che l’adattamento non è scontato per nessuno: “A livello anagrafico siamo tra i più esperti, ma la Kings e il calcio a 11 sono mondi totalmente diversi. Anche chi ha giocato ad alti livelli ha dovuto calarsi in questa nuova realtà e impararne le regole”.
Il futuro: “Costruiamo qualcosa di importante”
Il bilancio attuale per Finardi è estremamente positivo, sia dal punto di vista umano che professionale. Gran parte del merito va alla visione del “Pres” e alla qualità dell’ambiente: “Il ‘Pres’ incarna alla perfezione lo spirito della Kings League, dove la vittoria conta tanto quanto l’intrattenimento. Moon, invece, è un personaggio che non conoscevo, ma mi è bastato incontrarlo per capire immediatamente il motivo del suo successo”.
La chiusura è un manifesto di fiducia nel progetto BigBro: “Faccio parte di questo progetto fin dall’inizio e sono felice di essere qui. Lo staff è composto da persone sane e preparate; stiamo crescendo insieme giorno dopo giorno. Siamo un bel gruppo e, mattone dopo mattone, stiamo costruendo qualcosa di importante”.
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