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Ciclismo

Woods attacca l’ASO: “Sangue, biciclette rotte… sono cose che gli piace vendere”

Michael Woods è intervenuto sul tema cadute, sempre di moda nel mondo del ciclismo, criticando la società che organizza il Tour de France

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Il tema cadute è sempre uno dei più caldi al Tour de France e quest’anno, visti anche i ritiri di qualche big come Philipsen e Ganna, se ne sta parlando tanto. Ad esporsi sulla questione è stato anche uno dei corridori più esperti in gruppo, Michael Woods, che ha attaccato l’ASO, colpevole di volere questa parte “spettacolare” del ciclismo.

Queste le sue parole sul suo sito internet:

“Finora sono riuscito a rimanere al sicuro. Ma essendo stato spesso nelle retrovie del gruppo ho visto dal vivo parecchie cadute e quando vedi queste cose poi è difficile spingerle fuori dalla tua mente. Già alla presentazione della corsa, prima del Grand Départ, ASO ha proiettato il video degli highlights dell’edizione del 2024: c’erano vittorie, momenti epici e anche, ovviamente, le cadute.

Non importa quello che possono dire, loro amano le cadute. Nonostante i loro tentativi di rendere il ciclismo più sicuro, se guardi quello che diffondono, ti rendi conto che sangue, biciclette rotte e qualche povero derelitto che sale su un’ambulanza sono cose che a loro piace vendere. E quello che mi ha colpito durante quella presentazione è che uno dei capi di ASO, dopo aver parlato degli sforzi che hanno fatto per la sicurezza, ha sottolineato che molte delle colpe delle cadute sono dei corridori.

È stato detto qualcosa del tipo ‘i ciclisti devono adottare misure più ampie per ridurre i rischi e, se questo non accade, in futuro ‘dovrebbero essere costretti a indossare delle protezioni’. Lo ha detto come se fosse una specie di punizione e questo dice molto sul fatto che all’esterno non si capisce molto di quello che i corridori vogliono e, soprattutto, di come funziona il mondo dello sport. Se viene messa una linea da raggiungere, gli atleti, di qualsiasi sport, spingeranno al massimo per arrivarci, soprattutto se i soldi e le poste in palio sono molti: spetta agli organizzatori delle gare stabilire dove è giusto mettere quella linea e adattarla in base a quello che vogliono che il loro sport diventi.

Che ASO dica ai corridori ‘dovete prendere meno rischi’ vale quanto l’NBA che dice a Steph Curry ‘devi tirare meno da 3 punti’. Non succede niente. Se l’NBA volesse meno tiri da 3 punti, sposterebbe più indietro la linea e se ASO e UCI vogliono davvero un ciclismo più sicuro, devono fare la stessa cosa”.

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