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Cutrignelli: “In campo con 38.5 di febbre senza sapere le regole. La mia verità sulla Kings League”
Nicola Cutrignelli si racconta ai microfoni di voce_dicampo, svelando i retroscena del suo approdo ai Caesar e l’impatto con un mondo, quello della Kings League, scoperto grazie a suo figlio. Una scelta di testa che, a 33 anni, lo ha visto protagonista di una scalata rapidissima.
L’arrivo improvviso e il debutto contro gli Stallions
La chiamata dei Caesar era arrivata già nel primo split, ma il club di Cutrignelli non lo aveva lasciato andare. L’occasione si è ripresentata durante la Cup per l’infortunio di Olivera:
“Ho detto al mio club che avrei anticipato l’approdo in Kings e ci sono andato tramite Loiodice, che aveva fatto il mio nome a Manfredi. Sono subentrato così in semifinale e finale contro Stallions e Underdogs.”
Un esordio incredibile, segnato dalle precarie condizioni fisiche: “Quando mi hanno chiamato il mercoledì per la partita contro gli Stallions, avevo la febbre a 38.5. Sono partito lo stesso, la mattina mi sono detto che dovevo andare per forza. Poi, il giorno della partita, mi è passato tutto”. Senza allenamenti e con le regole ancora da capire (“Me ne hanno spiegate 200 ma non avevo capito niente”), Nicola è sceso in campo con la personalità di chi viene dal calcio a 5, portando una fase difensiva mai vista prima.
La fedeltà ai Caesar e la stima di Viviano
Nonostante i dubbi iniziali dei presidenti, che lo avevano preso a scatola chiusa, Cutrignelli ha conquistato tutti. Una volta finita la Cup, dove ha affrontato squadre come G2 e Porcinos, il mercato si è acceso:
“5 squadre mi avevano chiamato per giocare con loro, ma io ho dato la priorità ai Caesar perché sono molto riconoscente. Avevo dato la mia parola a Mister Daje Ale che sarei rimasto.”
Il legame con l’ambiente è solidissimo, rafforzato dall’arrivo di Emiliano Viviano: “Quando è arrivato alla sua prima live ha detto: ‘Cutrignelli è il mio uomo, non si tocca, prima Cutrignelli e poi tutto il resto’. Da giocatore ti dà una carica pazzesca”.
“A 33 anni ho fatto la scelta giusta”
Nicola guarda alla Kings League come a una scommessa vinta: “Nello sport come nella vita ho sempre fatto di testa mia e questa scelta mi ha ripagato. Mi ha dato quello che a livello mediatico mi mancava. Quando vedi amici che giocano in Serie A e B parlare di te, capisci quanto è virale questa competizione”.
Ora il focus è tutto sui playoff, per dimostrare il valore di un gruppo che non si accontenta:
“Contro i Porcinos è stata una partita che mi legherò al dito, eravamo a pezzi, come una sfida tra una Ferrari e una 500. Ora dobbiamo capire che dobbiamo essere più squadra. Se riusciamo a dimostrare quello che non abbiamo ancora fatto vedere, saremo un problema per tutti.”
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