Ciclismo
Morte di Finlay Tarling, Hansen (CPA) denuncia le falle nella sicurezza del ciclismo su strada: “I caschi da ciclismo devono soltanto superare i…”
La morte di Finlay Tarling ha scosso il mondo del ciclismo e riaperto un dibattito che non si chiude mai del tutto: quello sulla sicurezza nelle corse su strada. Il giovane corridore britannico è venuto a mancare durante la tappa di venerdì della Volta a Portugal, a seguito di uno scontro con un veicolo non coinvolto nella corsa. Adam Hansen, presidente del sindacato dei ciclisti professionisti CPA, è intervenuto a BBC Sport analizzando le criticità del sistema attuale, dai caschi alla gestione del traffico.
I caschi non sono progettati per le velocità moderne
Il primo punto sollevato da Hansen riguarda l’equipaggiamento. «Una delle cose che dobbiamo esaminare sono i caschi. Hanno bisogno di un importante aggiornamento. I caschi da ciclismo devono soltanto superare i test standard previsti per tutti i caschi: lo standard CE EN 1078 dell’UE prevede test fino a soli 19,5 km/h e non credo che sia sufficiente per le gare su strada». Una soglia pensata per un ciclismo diverso, in un’epoca in cui le velocità medie — e soprattutto quelle nei momenti di caduta o impatto — sono ben più elevate.
La chiusura mobile: un sistema con falle
L’altro nodo è la gestione della viabilità. Nei Grandi Giri le tappe si svolgono spesso su strade completamente chiuse, ma in molti eventi del calendario WorldTour viene utilizzata una “chiusura mobile”: polizia e organizzatori usano moto e automobili per liberare gli incroci principali man mano che il gruppo avanza, senza una chiusura permanente dell’intero percorso. Secondo BBC Sport, nella tappa portoghese in cui è morto Tarling era in vigore proprio questo sistema.
«L’organizzazione è generalmente molto buona, ma quello che è successo venerdì rappresenta una sorta di falla nel sistema», ha ammesso Hansen. Il problema strutturale è noto a chi conosce il ciclismo: «Quando passa la fuga o il gruppo principale, a volte gli automobilisti pensano che quella sia tutta la corsa. In realtà ci sono corridori più indietro e, in alcune tappe di montagna, la differenza può arrivare a 45 minuti. Se le persone non conoscono il ciclismo, pensano naturalmente che la corsa sia passata e si immettono sul percorso, quando invece possono esserci ancora molti gruppi».
Il dilemma degli organizzatori
La soluzione non è semplice. «Chiudere ogni singola strada e ogni accesso privato è difficile e si arriva al punto di chiedersi quanto rischio gli organizzatori siano disposti a correre e se sia davvero possibile per loro avere persone a presidiare tutti quei punti». Una domanda che non ha risposta facile, ma che la morte di Tarling impone di affrontare con urgenza.
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FAQ
Come è morto Finlay Tarling?
Il corridore britannico è deceduto durante una tappa della Volta a Portugal a seguito di uno scontro con un veicolo non coinvolto nella corsa.
Cosa ha detto Adam Hansen sulla sicurezza nel ciclismo?
Il presidente del CPA ha evidenziato due criticità principali: i caschi, testati solo fino a 19,5 km/h, non adeguati alle velocità moderne; e il sistema di chiusura mobile delle strade, che può lasciare corridori esposti al traffico nelle fasi finali di tappa.
Cos’è la chiusura mobile nelle corse ciclistiche?
È un sistema in cui polizia e organizzatori chiudono temporaneamente gli incroci principali al passaggio del gruppo, senza bloccare l’intero percorso in modo permanente. Viene usato in molte gare WorldTour come alternativa alla chiusura totale della strada.
Perché il sistema di chiusura mobile può essere pericoloso?
Perché gli automobilisti, vedendo passare il gruppo di testa, possono credere che la corsa sia terminata e immettersi sul percorso, ignorando che possono esserci ancora corridori in ritardo anche di 45 minuti.
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