Ciclismo
Parla Tadej Pogacar: “Penso sempre che dopo la Vuelta ho ancora tre grandi gare: Mondiali,…”
Tadej Pogacar torna alla Vuelta a España sette anni dopo il suo debutto del 2019, con un obiettivo preciso: diventare il nono corridore nella storia a vincere tutti e tre i Grandi Giri. La conferenza stampa pre-gara di Monaco, città dove vive e si allena, ha restituito l’immagine di un campione motivato ma anche consapevole dei propri limiti di gestione: dopo la Vuelta ci sono ancora i Mondiali, gli Europei e il Lombardia.
«Quasi come se fosse la mia prima Vuelta»
L’ultima apparizione in Spagna risale al 2019, quando a 20 anni vinse tre tappe di montagna — tra cui Andorra e Los Machucos — attaccò in solitaria nella penultima tappa a Plataforma de Gredos e chiuse terzo in classifica generale con la maglia bianca di miglior giovane. «Ho ricordi bellissimi della Vuelta 2019. Ero un ragazzino. Ora l’approccio a qualsiasi gara è completamente diverso», ha detto. Poi, con una nota di sorpresa genuina: «Mi sembra quasi come se fosse la mia prima Vuelta. Non vedo l’ora».
Il nono della storia
Vincere la Vuelta farebbe di Pogacar il nono corridore a completare il tris Giro-Tour-Vuelta, dopo Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali, Chris Froome e Jonas Vingegaard — che ha completato la collezione vincendo il Giro in maggio. A una domanda su quanto la conquista di Vingegaard lo abbia motivato, Pogacar ha risposto senza enfasi: «Non so quanto abbia influito. Per me vincere tutti e tre i Grandi Giri è un obiettivo importante e un sogno».
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«Non è una formalità»
Pogacar è il favorito assoluto, con quote di 1.10 da tutti i bookmakers. Ma ha rispedito al mittente l’idea di una vittoria scontata: «Non so se vale la pena rispondere a questa domanda», ha detto ridendo quando gli è stato chiesto se si aspettasse un percorso più semplice rispetto al Tour. «C’è una concorrenza molto forte qui. Non capisco perché si dica che al Tour la concorrenza fosse più dura: qui ci sono talenti straordinari e sarà una gara molto difficile. Non è mai, mai, mai facile».
La prima risposta arriverà sabato con la cronometro d’apertura di 9,4 km a Monaco — strade che conosce a memoria. «So le strade molto, molto bene. Ci vado in moto, in macchina, in bici, le percorro a piedi. Non sarà una cronometro a 60 km/h in piano. Bisognerà frenare e usare una strategia di passo diversa dal solito». Sull’esito: «Ci sono corridori molto veloci e molto tecnici. Farò del mio meglio ma sarà difficile».
La vera cartina di tornasole sarà la quarta tappa con l’Andorra: «Le gambe si sentono bene, ma vedremo come rispondono dalla quarta tappa in poi».
Il delicato equilibrio: «Non devo arrivare a Granada completamente distrutto»
L’obiettivo non è solo la Vuelta. Dopo Granada ci sono i Mondiali, gli Europei e il Lombardia — tre appuntamenti importanti che impongono una gestione oculata delle energie nelle tre settimane in Spagna.
«I shouldn’t finish the Vuelta completely destroyed» — non devo finire la Vuelta completamente distrutto, ha detto. «Devo vedere la mia condizione nelle prime tappe. Penso sempre che dopo la Vuelta ho ancora tre grandi gare: Mondiali, Europei e Lombardia. Dobbiamo essere intelligenti e fare la migliore gara di tre settimane possibile».
Una gestione che non significa rinuncia, ma intelligenza tattica: Pogacar vuole la Vuelta, ma non a qualsiasi prezzo.
FAQ
Perché la Vuelta è importante per Pogacar?
È l’unico Grande Giro che non ha ancora vinto. Conquistarla lo renderebbe il nono corridore nella storia a vincere Giro, Tour e Vuelta.
Qual è stato il risultato di Pogacar alla Vuelta 2019?
Terzo posto in classifica generale, tre vittorie di tappa e maglia bianca di miglior giovane. Era il suo debutto nei Grandi Giri.
Pogacar gestirà le forze alla Vuelta per i successivi appuntamenti?
Sì, esplicitamente. Ha dichiarato di non voler finire la Vuelta completamente esausto perché ha ancora Mondiali, Europei e Lombardia in programma.
Come sarà la prima tappa della Vuelta 2026?
Una cronometro individuale di 9,4 km a Monaco, su strade tecniche e tortuose che Pogacar conosce molto bene per viverci.
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