Ciclismo
Lefevere attacca il Giro: «La sicurezza? Non c’è progresso, è una…»
Patrick Lefevere ha criticato duramente la sicurezza del Giro d’Italia 2026, sostenendo che la corsa abbia mostrato ancora una volta quanto poco il ciclismo sia avanzato nella protezione dei corridori. L’ex numero uno della Soudal Quick-Step, nella sua rubrica settimanale su Het Nieuwsblad, ha puntato il dito contro diversi episodi della prima settimana di corsa, in particolare contro elementi che, a suo dire, avrebbero potuto essere evitati.
Gli episodi nel mirino
Lefevere non ha parlato di semplice sfortuna, ma di errori organizzativi. Ha citato le barriere con i piedi sporgenti in Bulgaria, le buche nell’asfalto di Napoli e la discussa inversione a U inserita nel finale della tappa di Napoli. La pioggia, ha ammesso, può essere considerata un incidente di percorso; tutto il resto, invece, no.
«Ho già urlato più volte durante questo Giro: non imparerete mai», ha scritto, aggiungendo che la “negligenza italiana è senza tempo”. Nella sua memoria è tornata anche una vecchia tappa del Giro in cui, a suo dire, i primi venti o trenta corridori scivolarono sul traguardo dopo aver corso sulla vernice degli sponsor dipinta sull’asfalto.
Non perderti: Quanto guadagna Tadej Pogacar nel 2026? Stipendio, premi, sponsor e merchandising
Il prezzo lo pagano i corridori
Il bersaglio principale della critica di Lefevere è il fatto che, secondo lui, siano sempre i corridori a pagare il prezzo delle scelte sbagliate. Ha richiamato la maxi-caduta di tappa 2, dopo la quale diversi atleti hanno provato a continuare nonostante avessero poche possibilità reali di restare in corsa.
Per Lefevere il problema non riguarda solo il Giro, ma il ciclismo nel suo complesso. L’ex dirigente sostiene che lo sport non abbia ancora compreso la reale portata del tema sicurezza, nonostante l’introduzione di regole standard per le barriere, il divieto di bottiglie nell’ultimo chilometro e la presenza di un responsabile sicurezza in ogni gara.
Le accuse all’UCI e a SafeR
Lefevere ha definito le misure introdotte dall’UCI «lettera morta», arrivando a usare parole durissime: «Bullshit, se volete». Secondo lui, nel ciclismo si continua a ragionare in modo troppo disinvolto su un problema che nel mondo del lavoro verrebbe affrontato in maniera molto più rigorosa.
Il dirigente belga ha poi citato anche SafeR, il progetto di sicurezza avviato durante la sua permanenza nel ciclismo insieme a Richard Plugge e altri, sostenendo però che l’iniziativa sia diventata troppo grande e lenta, appesantita da comitati e interessi diversi. Il risultato, ha spiegato, è la paralisi: «Oggi c’è un altro comitato che si assicura che non succeda nulla. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ogni giorno al Giro».
FAQ
Cosa ha detto Lefevere sul Giro d’Italia 2026?
Ha criticato la sicurezza della corsa, definendola inefficace e sostenendo che il ciclismo non abbia fatto progressi reali nella protezione dei corridori.
Quali episodi ha contestato?
Le barriere in Bulgaria, le buche a Napoli, la curva a U nel finale di tappa e in generale i casi di caduta che hanno segnato la prima settimana di corsa.
Lefevere ha parlato anche dell’UCI?
Sì, ha accusato l’UCI di non far rispettare davvero le regole introdotte negli ultimi anni e ha definito queste misure inefficaci.
Cos’è SafeR?
È un’iniziativa sulla sicurezza nel ciclismo avviata da Lefevere con Richard Plugge e altri, che secondo il belga si è però impantanata nella politica e nei troppi comitati.
Perché Lefevere dice che il problema lo pagano i corridori?
Perché, a suo dire, sono sempre gli atleti a subire le conseguenze di percorsi e organizzazioni poco sicure, anche quando le criticità erano prevedibili.
Dai un’occhiata alle altre notizie uscite qui su Universo Sportivo e rimanete aggiornati sui social con Universo Calcistico.
