Calcio
ESCLUSIVA – Alla scoperta di Marco Palestra: “L’Inter lo monitorava quando aveva 11 anni. Arrivava dall’altra del campo senza difficoltà. Ha alle spalle una famiglia importante”
Marco Palestra è il calciatore italiano di cui si è parlato di più nell’ultimo mese. L’infinita trattativa con l’Inter prima, il colpo di scena con l’inserimento del Chelsea dopo e le tante critiche/difese per la sua scelta una volta arrivato l’Here We Go di Fabrizio Romano che annunciava il sui passaggio al Chelsea.
Da giorni ex calciatori ed opinionisti litigano tra chi difende la sua scelta di andare in Premier, dove già diversi calciatori italiani sono andati negli ultimi anni crescendo molto, e chi invece lo critica ritenendo che all’Inter avrebbe avuto molte più chance di giocare e crescere. Mentre tutti parlavano di questo, di cifre e di numeri noi abbiamo provato a scoprire meglio chi fosse Marco Palestra, prima che diventasse grande e che tutti lo conoscessero.
Abbiamo contattato l’Accademia Internazionale Calcio, una delle prime squadre in cui Palestra ha giocato, ed abbiamo parlato di Palestra con Matteo Borgese, suo istruttore all’epoca e direttore per le attività di base per l’Accademia Inter oggi. Con lui abbiamo scoperto com’era Marco da piccolo, che era già in orbita Inter anche se era solo un bambino e molte altre piccole cose di cui fino ad ora si è parlato pochissimo se non per niente.
Vi lasciamo ora ad un’intervista completamente diversa dal tanto rumore degli ultimi giorni su quello che è, comunque, uno dei migliori talenti italiani e, chissà, magari non solo.
Ciao Matteo, come hai conosciuto Marco Palestra? Qual era il tuo ruolo nell’Accademia Internazionale?
“Marco giocava ad Assago, l’avevo visto in una partita qualche anno prima, poi nel 2014 insieme decidiamo di fare una nuova avventura, io divento l’istruttore U11 in Accademia Inter e lui, grazie ad un rapporto nato qualche anno prima, decide di intraprendere questa nuovo capitolo insieme a me.”
Che età aveva quando lo hai conosciuto?
“La nostra conoscenza in realtà inizia molto prima del nostro percorso insieme, in Accademia inter. Ho conosciuto la famiglia, papà Andrea e mamma Alessandra, ci siamo parlati la prima volta che Marco aveva 9 anni forse, se non ricordo male, siamo rimasti in contatto, lui giocava ad Assago ed io ero l’istruttore dell’U10 in Alcione.”
Aveva una squadra preferita e/o un giocatore preferito?
“Si, chiaramente, come tutti i bambini che sognano di diventare il futuro “campione”, come in ogni famiglia la passione per una o l’altra squadra nasce in casa, dal papà dai nonni o dagli zii. Ma se vuoi il nome, no, non lo dirò.”
Al di là del campo, com’era come bambino?
“Un bimbo molto educato, silenzioso, osservava tutto, poi in campo cambiava, la sua timidezza rimaneva nello spogliatoio e si divertiva con la palla al piede.”
Dopo poco si è trasferito all’Atalanta, possiamo chiederti come è successo?
“Come spesso accade, essendo Accademia un CDF inter, molti osservatori gravitano sui nostri campi o seguono le nostre squadre nelle trasferte. Sono stati convincenti credo, c’era anche l’Inter che lo monitorava in quel periodo e per una famiglia con un bimbo di 11 anni non è mai facile capire se sia la cosa giusta ed il momento giusto. Marco ha alle spalle una famiglia seria, abbiamo scambiato quattro chiacchiere anche grazie al rapporto che ci legava e poi hanno deciso.”
Siete riusciti a rimanere in contatto con lui?
“Ci prendiamo in giro sui social o su WhatsApp, non parliamo quasi mai di calcio però!”
Come se la cavava nelle giovanili? Dove/come giocava?
“Giocava da esterno, non avevamo ruoli fissi, giocavamo a 7 ed è ancora difficile capire quale sia il ruolo vero. Le sue caratteristiche però le esprimeva meglio quando riusciva a vedere tutto il campo, qualche volta, infatti, ha giocato come difensore, prendeva palla e partiva in dribbling.. era difficile fermarlo.”
Rispetto agli altri si vedeva avesse qualcosa in più? Esattamente cosa?
“Aveva delle abilità sicuramente più sviluppate di altri, ma a quell’età i ragazzi cambiano velocemente. Quando giocava con noi aveva una progressione importante era in grado di partire palla al piede ed arrivare da una parte all’altra del campo senza difficoltà!”
Puoi raccontarci dell’Accademia Internazionale?
“Grazie, una domanda che mi fanno in pochi! Una delle società più importanti nel dilettantismo lombardo, 41 anni di storia ed uno dei CDF inter più importanti. Credo il gran merito vada al nostro presidente Marco Messerotti che mette a disposizione di tutti un centro sportivo come pochi che ti permette di lavorare su ogni aspetto con i nostri ragazzi.”
Chi ha lavorato con lui?
“All’epoca con me, avevo un collaboratore fidato, lavoravamo insieme da qualche anno e anche lui mi seguì in questa avventura in Accademia Inter. Carlo Drago, un ragazzo straordinario, un amico, un fratellino più piccolo.”
Avete avuto altri ragazzi diventati professionisti?
“Abbiamo avuto questa fortuna si, consapevoli delle difficoltà che ci sono nel raggiungere determinati livelli, ma a qualcuno abbiamo portato fortuna. Oltre a Marco, abbiamo ragazzi che ora giocano in serie A e sono passati dai nostri campi, Nicolò Rovella, Gabriele Zappa, i fratelli Stankovic, Bonfanti e ci auguriamo che i prossimi siano quei ragazzi che ora militano nelle nostre squadre.”
Tornando a Marco, che percentuale pensi che abbia espresso del suo potenziale? Ha ancora enormi margini di crescita?
“Ha 21 anni stiamo parlando di un ragazzo che può crescere ancora tanto, gli auguro che si possa parlare di lui ancora per vent’anni.”
C’è un allenatore con cui lo vedresti bene per esprimere tutto il suo potenziale?
“Personalmente, anche se ormai credo sia difficile, avrei voluto vederlo con Jurgen Klopp ma sono curioso comunque di vederlo all’opera anche con il suo prossimo allenatore.”
Oramai il suo trasferimento al Chelsea è chiuso, come lo vedi in Premier League? E con Xabi Alonso?
“Un campionato che dall’esterno sembra molto fisico con squadre super competitive ad ogni livello, sarà una bella sfida.”
Molti lo hanno criticato, convinti che rimanere in Serie A sarebbe stata la scelta migliore per il suo futuro, in particolare trasferendosi all’Inter. Hai una tua opinione in merito?
“Tipico degli italiani, criticare, giudicare e dare sentenze senza nemmeno sapere o conoscere la reale situazione, basta leggere un giornale e pensare di sapere tutto. La verità è che la maggior parte di noi non ha mai giocato a questo livello e le dinamiche cambiano in poche ore senza nemmeno sapere come sia successo. Non possiamo sapere cosa sia giusto o no, cosa sia meglio o peggio… se avesse scelto di andare all’Inter ad 11 anni, oggi staremmo parlando di Marco Palestra? La vita è fatta di scelte ed il tempo poi dirà se era giusto o no! Marco ha alle spalle una famiglia importante però, che è la cosa migliore che possa avere.”
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